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27-07-2022

Dimissioni Draghi e aumento dei tassi Bce: le conseguenze sul mercato immobiliare

Le ultime settimane sono state dense di avvenimenti, dalla crisi di governo che ha portato alle dimissioni del Governo Draghi all’aumento dei tassi Bce, preludio di un altro probabile ritocco al rialzo. Il tutto in uno scenario inflazionistico pesante aggravato dalla incertezza geopolitica. Quanto tutto questo avrà riflessi sulla voglia di casa degli italiani?idealista/news ha parlato con Santino Taverna, Presidente nazionale Fimaa, e con gli esperti di Crif relativamente alle conseguenze degli ultimi eventi sul mercato immobiliare italiano.

Quali potrebbero essere i riflessi sull’economia degli ultimi avvenimenti italiani ed europei?

“L’aumento dei tassi di interesse da parte della Banca Centrale Europea per frenare l’inflazione, la crisi politica che ha portato alla dimissione del governo Draghi, il contesto internazionale acuito dal conflitto russo-ucraino, l’aumento dei costi energetici e delle materie prime potrebbero portare ad un rallentamento dell’economia italiana con riflessi poco positivi anche per il comparto immobiliare, - risponde Santino Taverna.

Quali potrebbero essere le conseguenze sui mutui dell’aumento dei tassi di interesse Bce?

“L’impostazione restrittiva della Bce potrebbe influire nell’erogazione dei mutui con una probabile contrazione del numero delle compravendite e tempi di vendita che potrebbero dilatarsi ed essere compensati con probabili sconti sui prezzi, - risponde Taverna. - Per l’interessato all’acquisto potrebbe esserci l’opportunità di prezzi ancora convenienti, visto che gli aumenti registrati sono tuttora contenuti fatto salvo per il mercato delle grandi città. I tassi dei mutui, anche se tendenzialmente in aumento, sono ancora abbordabili e comunque nettamente inferiori a quelli praticati nei decenni scorsi”.

“Nel complesso dalle ultime rilevazioni di CRIF non emergono ancora segnali di significativo deterioramento causati dalla situazione macroeconomica non favorevole, ne’ relativamente all’andamento della domanda di credito ne’ sul fronte della rischiosità, - risponde Maurizio Liuti, responsabile comunicazione Crif. “Nello specifico, alla fine di marzo il tasso di default a 90 giorni sui mutui immobiliari risultava stabile allo 0,7%, sui livelli in assoluto più contenuti degli ultimi anni, grazie anche alla moratoria che dopo lo scoppio della pandemia aveva garantito un sostegno decisivo alle famiglie più in difficoltà. È però plausibile che le tensioni generate dal conflitto in Ucraina e dalla difficile situazione generale, acuita anche dalla recente caduta del Governo Draghi, saranno destinate a pesare sulla situazione finanziaria delle famiglie, che nei prossimi mesi potrebbero essere indotte ad adottare un atteggiamento prudente e a posticipare gli impegni di spesa più gravosi, come l’acquisto di un’abitazione. Per altro la situazione di incertezza già oggi sta determinando un cambiamento di atteggiamento rispetto ai mutui, che sono una tipologia di finanziamento particolarmente sensibile a questi fattori di tensione: l’orientamento verso i contratti a tasso variabile con Cap è infatti già evidente, a conferma del tentativo delle famiglie di cautelarsi rispetto al rischio di ulteriori rialzi del costo del denaro”.

Le dimissioni del Governo Draghi mettono in forse le agevolazioni sulla casa. Come può influire questo sulle compravendite?

“Con il governo impegnato nel disbrigo degli “affari correnti”, - risponde Taverna, - le misure già assunte dal Parlamento per bonus e agevolazioni sugli immobili non dovrebbero subire degli stop, se non qualche rallentamento nelle modalità di attuazione. Sarebbe importante rivedere i meccanismi di cessione del credito relativi al Superbonus 110%, per consentire una più veloce cessione dei crediti alle aziende e fare attenzione, come Paese, agli obiettivi da raggiungere per sbloccare la terza tranche del Pnrr (Piano di ripresa e resilienza) a cui sono legati molti progetti di rigenerazione urbana e di investimenti per il settore immobiliare”.

“La crescita delle compravendite registrate nel 2021 e proseguita nel I trimestre del 2022 potrebbe non ripetersi nel prosieguo dell’anno in corso a causa del progressivo deterioramento del clima di fiducia delle famiglie a fronte delle tensioni macro-economiche, finanziarie e geo-politiche, - afferma Stefano Magnolfi, Executive Director di CRIF Real Estate Services. - Le previsioni per il prosieguo del 2022 sono infatti peggiorate e potrebbero fare chiudere l’anno con una riduzione delle transazioni compresa entro il -5%, riportando quindi il mercato immobiliare intorno alle 700 mila compravendite. Si tratta comunque di un livello di tutto riguardo, ben al di sopra delle 550 mila transazioni corrispondenti alla media degli ultimi 15 anni”.

Oggi conviene ancora comprare casa?

“Nei momenti di incertezza del mercato, quando si tratta di fare un passo importante come quello dell’acquisto o della vendita di un immobile, è sempre conveniente rivolgersi ad operatori immobiliari che, per le loro competenze, possono accompagnare i consumatori verso compravendite lineari in totale sicurezza e tranquillità, - risponde Taverna. - L’acquisto immobiliare, storicamente, e soprattutto nei periodi di inflazione in ascesa, ha sempre salvaguardato i risparmi dei cittadini permettendo, tra l’altro, redditività maggiori se rapportati con i prodotti finanziari”.

“A livello territoriale vediamo un ritorno di interesse verso le città principali, - aggiunge Magnolfi, - mentre i comuni secondari, che avevano goduto di una certa attrattività nel corso dell’emergenza sanitaria vista la spinta allo smart working, sono divenuti meno appetibili. Il ritorno ad una certa normalità sta quindi facendo riaffiorare i consueti fenomeni di polarizzazione del mercato verso le location primarie. Anche a causa della forte spinta inflativa, i prezzi delle abitazioni hanno segnato trend incrementali piuttosto generalizzati, mettendo a segno crescite sia per gli immobili usati che, più accentuati, per quelli nuovi e più efficienti sotto il profilo energetico. Un trend espansivo che dovrebbe permanere anche nel corso della seconda parte dell’anno, sebbene con minore intensità rispetto a quanto messo a segno nel I semestre. In questo scenario, infine, l’interesse verso la prima casa da parte dei giovani continua ad essere elevato, al punto da spiegare oltre il 35% della domanda di mutui. Va però detto che il blocco da parte degli istituti delle offerte rivolte a questa fascia di mercato - a causa della insostenibilità delle condizioni da applicare per il continuo rialzo dei tassi di riferimento e il mancato adeguamento delle soglie massime da rispettare - sicuramente frenerà le richieste, con inevitabili riflessi anche sul mercato nel suo complesso”.

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